Verde e rosso

Relazioni tra beni comuni emergenti ed economia: mercati, osterie, co-work, attività che producono reddito, cooperazione di comunità, un diverso paradigma economico.

Partiamo dalla consapevolezza che quando si entra nei territori dei beni comuni emergenti e degli spazi ad uso civico non si esce dall’economia dominante, non si capovolge del tutto il mondo che di solito ci appare sottosopra.

Pensiamo invece che luoghi come questi possano essere un’opportunità per prendere consapevolezza che siamo “dentro”, per provare ad andare “contro” e soprattutto per trovare modi per andare “oltre”; luoghi dove sperimentare la possibilità di determinare la nostra stessa attività, la possibilità di cambiare, superando le forme economiche consolidate.

Una cosa è certa: i beni comuni emergenti e gli spazi ad uso civico sono anche luoghi di economia: da una parte, perché si devono misurare con le spese di gestione e manutenzione e con gli investimenti in progettualità e, dall’altra, perché sono luoghi in cui si sperimentano una molteplicità di forme di economia che guardano verso un orizzonte diverso.

Mercati gestiti insieme da contadini e cittadini che, attraverso forme di cooperazione tra produttori e consumatori, costituiscono piccole ma rilevanti alternative alla grande distribuzione, all’agricoltura industriale e alle società di trasformazione alimentare su larga scala.
Esperienze di co-work e cooperazione di comunità, in cui si mettono in comune spazi e conoscenze, risorse materiali e immateriali, per creare lavoro dignitoso.

Monete complementari, utilizzate come strumenti che sostengono i circuiti di economia solidale, per essere protagonisti anche in ambito economico e finanziario e far sì che le regole non siano imposte da fuori ma condivise e praticate da chi partecipa.
Ciclofficine, osterie popolari, laboratori artigianali, che in alcuni casi producono anche reddito, intrecciando percorsi di autogestione con percorsi per uscire dalla precarietà.

Nel rapporto con le istituzione e nei percorsi per il riconoscimento di spazi che nascono da forme di riappropriazione, gli aspetti che riguardano l’economia spesso sono nodi delicati, a volte messi un po’ sotto il tappeto, e nello stesso tempo nel dibattito politico e sulla stampa l’economia degli spazi viene utilizzata come pretesto per sferrare attacchi, scambiando l’autosostentamento e la ricerca di una economia più giusta per un tentativo di sfuggire alla fiscalità.
L’economia dei beni comuni emergenti e degli spazi ad uso civico esprime l’esigenza di scambi economici che sfuggano
all’appropriazione capitalistica. Appropriazione che assume sempre di più la forma della rendita, alimentata da politiche economiche che ridistribuiscono la ricchezza e le risorse verso l’alto mentre, viceversa, scaricano costi sociali e ambientali verso il basso.
In questi contesti si produce un’eccedenza diversa dal profitto, un plusvalore non appropriabile, composto non di lavoro non pagato ma di relazioni sociali, consapevolezza, ecologica, solidarietà.

Queste forme di economia non richiamano solo il criterio della giustizia sociale e dell’equa distribuzione della ricchezza, ma vanno intese come espressione di nuovi rapporti di produzione e di nuove forze produttive. Creare ricchezza comune significa dare legittimità e riconoscimento sociale alla sensibilità e all’intelligenza ecologica – ambientale e sociale – per cui la realtà non è intesa come qualcosa di oggettivo ed esteriore (che tutt’al più si può possedere) ma come esito dell’agire collettivo, come realtà di tutte e tutti.

Come possiamo mettere in evidenza la natura economica delle nostre esperienze? È possibile immaginare bilanci sociali, che raccontano la ricchezza che viene prodotta in modo diretto e indiretto? Con quale criteri, utilizzando quali linguaggi?

Come possiamo conciliare percorsi di mutualismo e autogestione con attività che creano nuove forme di lavoro degno e producono reddito?

Quale tipo di scambio e sostegno reciproco possiamo creare tra esperienze alla ricerca di un nuovo paradigma economico in diversi territori?