Parte sesta – “Lettera aperta”

  • Chiara: Egregio Signor Zaia,

come si è permesso di vendere la Vida, che è dei cittadini veneziani e non sua? Come ha potuto appropriarsi di un bene collettivo e svenderlo per una somma così esigua? Una volta che l’immobile è monetizzato i soldi spariscono nella grande bocca della Regione Veneto e a noi cittadini rimangono solo gli occhi per piangere!

  • Bepi: Egregio governatore Zaia,

quando Beniamino Franklin venne a Venezia nel 1784 a copiare la costituzione veneziana (dove la cosa pubblica è sacra) non avrebbe mai immaginato tale deriva civile e declino nel governo della città.

  • Paola: Caro Zaia,

Perché non sei venuto a passare qualche ora alla Vida liberata invece che tagliare nastri e riempirti la bocca col “popolo veneto” e polenta coi osei? Avresti capito che non contano solo i schei.

  • Mario: Zaia!

“Non è mai troppo tardi!” diceva il maestro Alberto Manzi. Si può sempre imparare dai propri sbagli. L’antico teatro ha creato una comunità che ha cercato di parlarti. Tu hai mandato i celerini. Cambia linea. Restituisci i soldi a Bastianello e sarà contento. Restituisci la speranza alla Comunità. Se l’è meritata. E tu… santo subito!

  • Silvia: Cari abitanti, se stessi a Venezia difenderei i veneziani, ma non mi avrebbero eletto.

Invece sono stato eletto a maggioranza dai veneti, quindi ritengo di avere il diritto di decidere del bilancio della Regione Veneto. I miei impegni istituzionali non mi hanno permesso di essere presente di persona, dovevo occuparmi di molte cose: la sagra dei maroni, l’inaugurazione di nuovi capannoni e alberghi, la prima pietra della pedemontana… Ma ho mandato i poliziotti in vece mia! Ah! Quanto a Beniamino Franklin: mi piace da matti, ho tutti i suoi dischi!

  • Paola: E allora scriviamo al compratore! A Bastianello!
  • Eemerenziana: Chiarissimo dottor Bastianello,

faccia un atto di civiltà superiore alla bassezza politica attuale. Offra gratuitamente l’uso della Vida ai cittadini e il suo nome diventerà imperituro nella memoria veneziana come quello dell’ingegnere Achille Gaggia, che salvò – di tasca propria – la gondola e i gondolieri dalla rovina nell’immediato dopoguerra.

  • Mario: Cos’ha risposto Bastianello?
  • Chiara: Se dentro la Vida metterete il mio busto in marmo (finché sono in vita, beninteso!)… ci posso pensare…

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