Parte quarta – “La cosa più bella”

  • Paola: Il momento più bello?
  • Silvia: Sera, candele, ho ripreso in mano la chitarra (fatta accordare da un amico perché non ero più capace) mi sono messa a suonare e cantare. Non lo facevo da tanto tempo. Mi sono sentita ragazza
  • Chiara: Giornata di mercato, compro verdura di campo, pasta di cereali tradizionali, guardo un paio di orecchini d’argento come piacciono a mia figlia, li crea un giovane ragazzo francese che mi ricorda un periodo di oltre trent’anni fa
  • Paola: Una serata seduti sui cuscini del “soggiorno” ad ascoltare i ragazzi del Frullatorio e le loro battute; mi è venuto spontaneo intervenire un paio di volte e ho sentito la gente ridere
  • Bepi: Un ragazzo fuggito da una casa famiglia di Padova. I ragazzi della Vida si riuniscono a capannello. Un cerchio di teste vicine le une alle altre. Sembra un film. Sussurrano tra loro che l’accoglienza è un diritto. Che ha bisogno di affetto e protezione. Si chiedono quali saranno le conseguenze per il ragazzo e per la Vida. Vorrebbero proteggerlo e tenerlo. Ma devono avvisare la casa famiglia e riaccompagnarlo
  • Mario: Manuel di Buenos Aires: un ragazzo in viaggio per l’Europa passa per la Vida e ci resta cinque mesi: proprio nel momento in cui serviva qualcuno che la presidiasse quando noi eravamo esausti!
  • Emerenziana: L’acquisto di un telone verde da camion preso alla ferramenta di Raffaele. Mi è costato 50 euro. È stato un buon investimento! Ha riparato dalla pioggia le cose recuperate il giorno dello sgombro con un passamano veloce. Piano piano quel telone ha dato vita alla Vida accanto
  • Paola: I legami con comunità come la nostra: casa Bettola di Reggio Emilia, l’Asilo Filangeri di Napoli, la Fattoria senza padroni di Firenze…
  • Mario: È stato bello occupare ancora dopo tanti anni e vedere che si riusciva a starci sempre, a turno, 24 ore su 24, anche a Natale e Capodanno e che potevo scatenarmi come cuoco e portare caffè la mattina. O farmelo portare se dormivo dentro.