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Relazioni tra beni comuni emergenti e territorio: il vicinato, i quartieri, le comunità reali.

Negli ultimi anni abbiamo visto come gli spazi di democrazia diminuiscono mentre la distanza tra società e politica aumenta. Lo viviamo attraverso le politiche di austerità, ma anche attraverso la restrizione dei luoghi di partecipazione. Lo sperimentiamo nella vita quotidiana con la negazione di diritti, la privatizzazioni di beni comuni e l’esternalizzazione di servizi pubblici, ma anche con la difficoltà di partecipare alle scelte che riguardano lo sviluppo e la gestione del territorio in cui abitiamo.

Contemporaneamente un filo rosso lega tante esperienze in territori diversi: la riappropriazione di spazi abbandonati – urbani e rurali – con l’obbiettivo di restituirli alla comunità. Un recupero di spazi ma anche di prospettive, riscoprendo la possibilità di trasformare l’esistente; possiamo fermare la vendita di un bene pubblico, possiamo prendere in mano la sua gestione, possiamo trovare forme per decidere insieme il suo futuro. In altre parole, un modo per riscoprire il potere come forma verbale – poter cambiare lo stato di cose presente, insieme.

In questo tavolo ci vogliamo confrontare su come i beni comuni emergenti e gli spazi ad uso civico, nella loro eterogeneità, possono contribuire a costruire nuove forme di mutualismo e democrazia di prossimità.

Vogliamo guardarli dal punto di visto del contesto in cui si trovano, sul territorio, nei quartieri.

I quartieri non sono solo palazzi e infrastrutture, aree sulle mappe della città, sono luoghi di vita che si possono descrivere e raccontare meglio attraverso la biografia che la geografia: sono le nostre vite a scrivere il territorio.

Esperienze come le nostre possono contribuire a cambiare il modo di vedere la città e definire gli spazi, dall’avere all’essere, dalla proprietà all’appartenenza: non abbiamo uno spazio ma insieme siamo uno spazio, non siamo soltanto abitanti del quartiere ma insieme siamo il quartiere.

Come possono i beni comuni emergenti e gli spazi ad uso civico contribuire alla costruzione di città policentriche, con una partecipazione politica diffusa?

Come possono diventare, sempre di più, luoghi in cui far incontrare bisogni e risorse, facendo emergere le potenzialità nascoste nei nostri quartieri e territori?

In un momento in cui le difficoltà che incontriamo, al lavoro come nella vita sociale, vengono affrontate come difficoltà individuali, come possiamo costruire spazi in cui trovare soluzioni comuni?

Come possiamo, attraverso la costruzione di luoghi d’incontro e la tessitura di reti solidali, ribaltare il discorso sulla sicurezza e sul degrado, su cui la destra a traino leghista sta facendo la sua fortuna?