Dicono di noi

 

Se la movida dei turisti toglie la VIDA ai veneziani | Ytali

La VIDA o morte, è diventato un baluardo per chi crede in una Venezia “normale”. Il neo proprietario ostenta sicurezza e chiede agli uffici comunali una ristrutturazione igienico sanitaria. Singolare per un piano terra con destinazione culturale/museale. Creazione di fossa settica, servizi per 74 posti dentro e 96 fuori, ovvero ristorante. Come fa ad essere così sicuro l’acquirente? Il Comitato de “La VIDA” formato da centinaia di residenti, aveva già occupato l’immobile e la lotta dura ormai da diversi anni. Era diventato uno spazio sperimentale-creativo per i bambini. Una scommessa nella città di Fata Morgana, a dirla con il poeta Diego Valeri. Ma le ragioni del diritto e della proprietà avevano vinto e portato alla chiusura e a conseguenze giudiziarie. Ora la VIDA diventa un luogo simbolo per la città.

Una città per tutti | Il granello di sabbia

Il numero di maggio/giugno della rivista di Attac raccoglie e approfondisce i contenuti dell’Università popolare di Attac che si è svolta a Venezia nell’aprile 2019.

Una cultura dei beni comuni | Comune Info

Negli anni le varie realtà disseminate sul territorio nazionale hanno fisiologicamente percepito la necessità di un confronto reciproco per il completo sviluppo delle singole esperienze. Tale percorso ha iniziato a muovere i primi passi alcuni anni fa per poi sfociare negli incontri nazionali dell’aprile 2018 a Venezia e del febbraio 2019 a Napoli. Quest’ultimo appuntamento, promosso dall’Asilo (ex Asilo Filangeri), ha inteso avviare finalmente la costruzione di una piattaforma comune tra tutti i soggetti interessati ad essere parte di un progetto collettivo e cooperativo, condividendo direzioni di senso e tracciando insieme mappe per la messa in comune e la sperimentazione di pratiche, saperi, strumenti sociali, giuridici e amministrativi capaci di sfidare e modificare lo stato di cose presenti.

Beni comuni. Il laboratorio veneziano | Ytali

I movimenti che in questi anni si sono battuti contro le alienazioni o le vendite del patrimonio pubblico in città e in laguna sono esemplari nella discussione aperta da due iniziative di carattere nazionale.

Una città che deve ricominciare | Ytali

“La città che resiste” parte dalle energie civiche suscitate attorno alla gestione di uno dei luoghi simbolo della storia, della vita (e potenzialmente del futuro) della città,  l’Arsenale, con una valutazione critica della presenza della Biennale (tra potenzialità e ruolo di operatore impattante) per arrivare al “moto pulviscolare” della resistenza urbana e territoriale. Erbani fa due esempi: la battaglia della Vida (un esperimento “divenuto una bandiera, e non solo a Venezia”) e quella di Poveglia (anch’essa divenuta “toponimo simbolo”). Due esempi di come una gestione comunitaria, inclusiva e partecipata di spazi urbani e ambientali possa definire azioni e proposte per una città e una laguna “per tutti”.

 

FAI: Vota l’Antico Teatro di Anatomia | Televenezia

Il FAI ha lanciato una campagna per trovare in Italia i luoghi del cuore. Luoghi che abbiano un valore storico e cultura e quindi ” ìspazi che possano essere molto amati dalla popolazione e che abbiano un valore storico culturale, civico importante”.

L’appello di Giovanna Pastega (giornalista) ai microfoni di Televenezia: “Votate tutti L’Antico Teatro di Anatomia di Venezia come luogo del cuore”.

 

W la Vida. Storia di una comunità resistente e pensante | Ytali

“A difesa di quello che un tempo era l’Antico Teatro di Anatomia s’è riconosciuta e rafforzata una comunità capace di difendere il diritto ad abitare e vivere Venezia, come abitanti e non come comparse in un gioco – quello del turismo – gestito da altri e altrove. Propongo un racconto letterario e visivo che ripercorre un “miracolo a Venezia””.

 

Rodersi il fegato | Stormi (fumetto)

“Una città senza abitanti è ancora una città? Venezia, uno dei centri più visitati al mondo con un via vai quotidiano di decine di migliaia di turisti, sta subendo un progressivo svuotamento dei residenti. I servizi per gli abitanti si riducono sempre di più all’osso a favore di una inesorabile trasformazione di Venezia in un parco a tema e in una macchina da soldi, perdendo le tipicità, le tradizioni e le caratteristiche distintive della comunità della serenissima.
Si moltiplicano quindi le iniziative per riconquistare degli spazi in cui vivere una Venezia diversa, ma la cittadinanza si divide, inclusi i suoi abitanti più minuti…”

 

A Venise, la malédiction de gondoles | Le temps

Devant le bâtiment trônent encore une tente et une pancarte «No ste cavarne ea Vida». Un jeu de mot vénitien que l’on pourrait traduire par «ne m’arrache pas la vie» ou «tu me fatigues beaucoup». Les résidents vénitiens ne sont pas seuls dans leur combat. En mai s’est déroulée à Barcelone la première rencontre entre des associations de résidents de la capitale catalane, Palma, Lisbonne ou Venise. Le réseau a été nommé Sud de l’Europe face à la touristification (Set).

 

Rifondare la città |AP-Autogestione e Politica Prima

Tiziana Plebani racconta le due giornate del convegno “L’altro Uso” (Venezia, 14-15 aprile) promosso da Poveglia per tutti e La Vida. In quei due giorni si è ragionato di come contrastare le vendita del patrimonio pubblico, di esperienze di recupero di pezzi di territorio e di città, di usi civici e di progetti comunitari.

 

Non vogliamo finire come Venezia | DinamoPress

Venezia, primavera 2018: in campo San Giacomo, di fronte alla Vida sgomberata, incontro di alcune città italiane sulla turistificazione. Al centro del dibattito: la (s)vendita del patrimonio pubblico, la mancanza di pianificazione urbanistica, l’espulsione degli abitanti dal centro storico. Le affittanze turistiche. Proviamo a smontare l’immaginario del “bel paese”, quello che racconta che di turismo si vive, si può vivere. Si deve vivere.

 

Giù le mani da La Vida | Claudio Calia (fumetto)

Alla Soprintendenza alle belle arti non è sembrato necessario rispondere alla richiesta di comitati, associazioni e singoli cittadini sul valutare l’opportunità o meno di vendere l’Antico Teatro di Anatomia a Venezia

 

La Vida a Venezia: anatomia di una città  | Il lavoro culturale

La riapertura dell’Antico Teatro di Anatomia ha rappresentato la comparsa di un scenario inedito in città: uno spazio ad accesso libero e gratuito – niente tessere associative né eventi a pagamento – suddiviso in cinque ambienti a funzionalità variabile, una sorta di contenitore disponibile alle proposte della cittadinanza, dove chiunque poteva proporre un’attività – teatro, danza, letture, musica, dibattiti – in nome della piena condivisione dei vissuti e dei saperi.

 

Humans of Venice #39 | Linea 20 Blog

Sarà perché qui alla Vida ho scoperto una Venezia altra. Sai quelle scritte su sfondo verde che pendono da Canal Grande? Quelle che dicono «È una città vera»? Ecco, qui l’ho sentito forte che è una città vera. Un mese fa hanno cercato di distruggere questa realtà così viva, ma hanno tolto solo il luogo fisico, non il luogo in sé. La Vida è fatta di persone e idee, e quelle sono rimaste. Spero che soprattutto gli studenti si rendano conto in fretta di cosa rischiano di perdere se non si muovono anche loro. »

 

Voglio una Vida | di Pietro Scanera (fumetto)

Nel cuore di Venezia, un gruppo di abitanti si mobilita per salvare l’antico Teatro anatomico, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo ristorante. Dopo una lunga occupazione, gli attivisti chiedono che rimanga uno spazio aperto alla cittadinanza

 

La partita de La Vida. Ripensare agli spazi pubblici a Venezia | Che Fare

Attorno alla Vida nasce, cresce e si forma una comunità che è fatta di uomini e donne di ogni età, di diversa estrazione sociale e con esperienze e appartenenze politiche e sociali molto diversificate, accomunati, tutti, da obiettivi chiari: lo spazio, amministrato per conto dei cittadini, dalla Regione deve restare pubblico e utilizzato in modo collettivo. In questi mesi si affaccia all’interno delle assemblee l’esigenza di un linguaggio condiviso che definisca chi sono i cittadini, cosa vuole dire “collettivo”, quali sono le regole della partecipazione e della condivisione.

 

Lezioni di Vida. Sgombero e rinascita dell’Antico Teatro Anatomico di Venezia | Napoli Monitor

Ma qui, in campo, nessuno parla di occupazione. Per tutti coloro che in questi mesi hanno partecipato, anche solo sporadicamente, alla vita di questo luogo, si è trattato di un’opportunità impagabile per sperimentare nuove modalità di cittadinanza attiva. Un luogo aperto 24 ore su 24 grazie alla turnazione volontaria, nel quale ognuno poteva entrare e proporre un’attività, senza pagare un centesimo, solo apportando la propria voglia di condividere saperi, o semplicemente momenti, con altre persone. 

 

La Vida chiama chi ama La Vida, Sullo sgombero in Campo San Giacomo dall’Orio | Effimera

E il punto è proprio questo: la Vida è uno degli altrove più concreti di questa palude, il «simbolo della possibilità di resistere allo spopolamento di una città e un vero laboratorio di cittadinanza attiva», come si definisce lei stessa. Una cittadinanza che ha come unica condizione di accesso il proprio corpo, localizzato qui e ora, e il desiderio di viverlo insieme — niente a che vedere coi fogli di carta.

 

Venezia, la città e i cittadini meritano una sorta diversa dall’abbandono | Emergenza Cultura

L’Antico Teatro di Anatomia – La Vida – è la risposta dal basso per una città che scompare. (…) gli abitanti di Venezia hanno deciso di non sopportare oltre o continuerà a nascondersi dietro la scusa di una presunta illegalità? Giuristi e persone di senno si sono espressi in merito: la legittimità va ben oltre la legalità! Fra tutte le proteste messe in atto, però, La Vida porta con sé una variante: un progetto, non un lamento, qualcosa di concreto, esempio virtuoso di come la comunità – e solo la comunità – sappia far fronte alle vostre carenze, di come far partire la rigenerazione di questa città, perché chi ha scelto di continuare a viverci possa ancora desiderare farlo. 

 

Venezia? Non stiamo serenissimi | Tiziano Scarpa

Lo stanno facendo (vendere cara la pelle, ndc) alcune famiglie di volontari che giorno e notte presidiano civicamente La Vida: stanze e uffici che la Regione Veneto ha venduto a un privato per lasciargli aprire l’ennesimo ristorante. Da settimane qui organizzano corsi di yoga e teatro, ludoteca e letture per bambini, concerti, conferenze.

 

Venezia. La città e i cittadini meritano una sorte diversa dall’abbandono | Emergenza Cultura

 

Viva la Vida! Ovvero resistere in città | Tessere

Difficile capire, a tutt’oggi, che piega prenderà la situazione, ma è ormai chiaro che la battaglia dei veneziani per la Vida non assume più solo un carattere simbolico. L’Antico Teatro di Anatomia, pacificamente abitato – pur tra mille difficoltà logistiche e organizzative – sta diventando il segno della possibilità di resistere alla spoliazione della città, uno spazio insperato di cittadinanza attiva. La forza della popolarità, dell’appoggio umano e culturale che la Vida si è conquistata in questi mesi di resistenza, rende difficile sia lo “sgombero” forzato (chi si assume la responsabilità di espellere bambini ed anziani? Senza pensare all’impatto mediatico…), sia la cancellazione dell’esperienza.

 

Sfrattati. “Palazzi in vendita e navi, così ci rubano Venezia” | Patrimonio sos

È questa la sfida: difendere se stessi. Dopo il Teatro Anatomico toccherà a Palazzo Papadopoli, sede dei vigili urbani. Una lista infinita di immobili in vendita, già venduti o in affitto: Palazzo Balbi, Palazzo Ca’ Nova, Palazzo Gussoni, Palazzo Dona’ Balbi, Palazzo Corner Contarini, l’Ospedale al mare del Lido. E la Ca’ di Dio che era un ricovero per anziani. Ma anche Palazzo Querini Dubois e il Fontego dei Tedeschi. Vendono tutti: Comune, Regione, Poste, Tribunali, la Chiesa che a Santa Fosca ha lasciato la canonica a un albergo

 

A Venezia continua l’occupazione de La Vida, l’ex Teatro Anatomico | Il servizio di Rossana Caviglioli e Marco Madini per Rainews

A Venezia prosegue la lotta dei residenti di Campo San Giacomo dell’Orio perché l’ex teatro anatomico, conosciuto come la Vida, non sia trasformato in un ristorante e venga restituito alla città. Gli attivisti si sono ritrovati per stilare un documento condiviso sulla gestione dello spazio. 

 

Ridare Vida alla comunità | Posi+Tive Magazine

Il 28 di settembre, dopo la decisione della Regione di vendere il palazzo nonostante la raccolta firme, le petizioni, le richieste di incontrare il presidente Zaia, abbiamo deciso di fare questa azione di riappropriazione di questo spazio, che di fatto però è una riapertura e così abbiamo deciso di stilare un calendario di eventi e attività, fatto ogni due settimane. Ognuno può usare lo spazio come vuole, i propri progetti o mettendo a disposizione competenze. Chi vuole può lasciare un’offerta per spese dell’attività.

 

La lotta per la Vida. Per la vita di Venezia  | Ytali

L’apertura della Vida, nel pieno rispetto degli spazi e delle sue potenzialità, ha restituito così a questo luogo identità nuova, e insieme antica, di bene di pubblica utilità, come tale tutelato dalla costituzione, legge fondamentale dello stato, secondo cui è legittimo trasferire alla collettività la proprietà di beni di preminente interesse generale (articolo 43).

 

Ex Vida, quale futuro? E’ un simbolo della città ma nessuno sembra muoversi | La voce di Venezia

La Vida è diventata un Simbolo, un cantiere in essere e divenire di idee e progetti: la prova concreta di come possa essere utilizzato uno spazio per una zona, un quartiere. Recentemente è stata organizzata una Mostra fotografica in Campo, i veneziani hanno portato le vecchie fotografie, hanno confrontato il cambiamento del campo nel corso degli anni e interessato i veneziani attratti da una esperienza vicina alla loro vita.

 

Il teatro di anatomia, gioiello della medicina che Venezia (s)vende | Giovanna Pastega

Non è solo la battaglia per un simbolo, ma per la vivibilità e il futuro della città. Venezia perde 2,6 abitanti al giorno, dal 2006 almeno mille all’anno. I residenti oggi sono solo 55.075, secondo le proiezioni da settembre scenderanno a 54 mila. Perché i veneziani se ne vanno? Perché gli affitti sono alti, perché i negozi di quartiere scompaiono, perché è cresciuto un turismo di massa vampiresco e senza regole, anche per colpa degli stessi autoctoni che trasformano le abitazioni in residence in nero.

 

Iniziativa per la salvaguardia dell’edificio che fu sede del primo teatro anatomico di Venezia | Italia Nostra

Alcune associazioni veneziane hanno depositato presso la Soprintendenza la richiesta di vincolo per l’edificio conosciuto come Ex Vida a San Giacomo dell’Orio dopo l’ipotesi di vendita da parte della Regione.