C’è bisogno di Vida

E’ già buio alle sei e mezza di sera di un sabato veneziano pre festivo. La pioggia ha smesso per un po’ e nel corso del pomeriggio, per qualche momento, il sole ha fatto capolino. Un tam tam veloce, qualche telefonata, un paio di bottiglie di vino, spuntano salame, pane, mandarini e l’immancabile panettone. Le candele sono accese, sul pozzo, davanti alla Vida.

I lavori sono ripresi. Dopo una lunga pausa che ha superato di gran lunga i mesi estivi. Si stanno realizzando le fosse settiche per una non ancora esplicitata “attività commerciale”. I numeri parlano chiaro, però, e il progetto che si è affacciato sulle pagine dei quotidiani locali più di qualche mese fa, con i suoi novantasei posti di plateatico per un ristorantino, si concretizza davanti agli occhi di tutti. Certo, sarebbe necessario modificare poi i pianini (che non prevedono spazio per altri plateatici in campo San Giacomo). Certo bisognerebbe acquistare una licenza, che al momento nella micro zona attorno al campo non è possibile aprire nuovi bar/ristoranti.

Ieri mattina le scuole che insistono sul campo hanno presentato lo spettacolo prima della conclusione delle attività didattiche proprio qui. Nella porzione di campo, ancora pubblica. Ad uso collettivo. Di tutti. In una città che invece sta riducendo, progressivamente ogni spazio pubblico, aperto o chiuso che sia.

Il gruppo “urbanistico” della Vida non demorde ed pronto a riprendere la battaglia, sostenuto da un nutrito gruppo di abitanti della città – e non solo quelli che gravitano attorno a San Giacomo. Una battaglia per la salvaguardia di uno spazio in cui non è possibile realizzare alcuna attività commerciale, né tantomeno prevedere novantasei posti per un plateatico. Uno spazio che il Piano Regolatore ha destinato ad altro. E su questo dubbi non ce ne sono. Il nuovo anno ci aspetta di nuovo davanti alla Vida. Perché questa città ne ha bisogno. Di una battaglia vinta. Di spazi collettivi. Di rispetto delle regole.