Mettiamo i punti sulle “i”

Facciamola semplice ma continuiamo a mettere i puntini sulle “i”:
  1. Dal momento che la Vida diventa sede Regionale (1981) non è più commerciale: finché è mensa, è un servizio rivolto ai suoi dipendenti, quindi non più un pubblico esercizio; dopo, diventa un ufficio sede regionale, cosa che si avvicina molto all’uso di “archivio” previsto dalla VPRG (molto più del ristorante di sicuro).
  2. Non essendo sono esercizi commerciali, la Regione avrebbe dovuto far modificare la classificazione catastale: non l’ha fatto. Ma non è possibile che un’inadempienza di tipo amministrativo diventi l’elemento per violare una previsione di Legge come la destinazione da Piano Regolatore!
  3. Nel 2005 la Regione chiede al comune cosa prevede PRG e in quel momento afferma che è usato a “sede regionale”.
  4. Sappiamo che la Vida è diventata ufficio ben prima del 1996. Anche l’eventualità che i locali fossero a mensa alla data del 31 maggio del 1996 non  permette di riattivare un uso cessato.
La filosofia di quella deroga della VPRG è infatti quella di disincentivare il prolungarsi nel tempo degli usi difformi dal Piano, tollerandoli fino al loro autonomo esaurimento. Il testo della norma (che vedi sempre nell’allegato) parla di possibilità di variare le destinazioni d’uso in atto esclusivamente in una destinazione d’uso consentita o prescritta (ed è stato fatto perché un ufficio frequentato dal pubblico ed un archivio possono essere compatibili) ma mai viene prevista la possibilità di riattivare altre destinazioni.