Il delitto e la pistola fumante

Spiegare a che punto siamo è semplice e allo stesso tempo complicato.

  1. La questione è semplice perché la proprietà (P) ha iniziato i lavori per realizzare il ristorante nei locali dell’ex Teatro dell’anatomia. Noi sappiamo che questo non si può fare perché il Piano Regolatore del Comune di Venezia lo esclude, ed è nostro compito ricordarlo a tutti, in ogni sede.
  2. La questione però è anche complicata perché al momento l’avvio ai lavori così come dichiarato dal cartello di cantiere non specifica le finalità dell’intervento.

Ma facciamo un passo indietro. Il 3 giugno è comparso un cartello di cantiere affisso accanto alla porta laterale dell’immobile che dichiara l’avvio dei lavori per adeguare gli scarichi (fosse settiche e scarico nelle acque) ma non sappiamo per quali finalità. Questi lavori li possono sempre fare tutti i proprietari, in qualsiasi situazione, a patto che qui non preludano alla realizzazione di un ristorante.

Se P vuole fare un ristorante, dovrebbe comunicare l’inizio dei lavori per adeguare i locali e gli impianti della Vida ad un uso finalizzato alla produzione e consumo di alimenti, e il proposito di attivar questo utilizzo. Nulla di ciò è avvenuto. Infatti il cartello di cantiere non riporta gli estremi della richiesta per adeguare gli scarichi. Un indizio?

Ci sono altri indizi. Sappiamo che ha chiesto alla Soprintendenza un parere per intervenire con dei lavori su un edificio che è tutelato: la risposta non la conosciamo ma sappiamo che pochi giorni dopo P ha iniziato i lavori. Come valutiamo questo parere?

  • è importante soprattutto perché nella richiesta è esplicitata la volontà di “riattivare” un ristorante;
  • non è direttamente responsabile di un’autorizzazione ad aprire il ristorante perché la Soprintendenza non ha competenza sulla compatibilità urbanistica, quindi dell’uso che si fa di un edificio, che è invece responsabilità del Comune;
  • è utilissimo perché dovrebbe contenere allegato quel progetto che, una volta che viene comunicato al Comune, lo mette nella condizione di essere consapevole di cosa P intende fare alla Vida: a quel punto il Comune diventa responsabile del delitto.

Allo stesso tempo ci è chiaro che se il Comune autorizza o lascia passare la trasformazione di un immobile classificato SU in ristorante sta commettendo un illecito penale, aggravato dalla responsabilità politica di sferrare l’ennesimo, grave colpo ad una città che soffre una crisi di vivibilità e di espulsione di elementi di residenzialità.

Che fare? Crediamo sia nostro dovere reagire di fronte a una enorme violazione della logica giuridica e amministrativa, atta solo a favorire interessi privati che porterebbero alla scomparsa sotto all’ennesimo plateatico di uno degli ultimi spazi disponibili per la vita della nostra città.

Si può fare…

Invitiamo tutte e tutti alle prossime iniziative

 

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