Quando dire “Non è triste Venezia” diventa un atto rivoluzionario (cit.)

Le parole chiave sono: Passeggiata. Presentazione di un libro. Venezia.

Ma anche La Vida, raccontata nelle pagine del libro di Francesco Erbani Non è triste Venezia, nella parte dedicata alla “città resistente” (alla turistificazione, alla privatizzazione, allo spopolamento… ).

Poi ci sono le tappe.

L’associazione Awai, che ringraziamo per averci aperto le porte del giardino che una volta era un campo, averci fatto guardare dentro un pozzo, aver chiacchierato di artigianato e di lavoro, e di prospettive, a Venezia.

Il Ponte San Pantalon, adiacente all’omonimo Campo, a riscoprire il funzionamento della città, la sua struttura, l’importanza dello spazio pubblico e del luogo di incontro. Col sottofondo del rumore incessante del traffico acqueo di Rio Novo.

Ed infine, la Libreria Marco Polo (dove si è svolta la presentazione del libro) che ringraziamo infinitamente per essere centro di produzione culturale, punto di riferimento per la città, per essere lì dov’è, in Campo Santa Margherita dove si intrecciano le contraddizioni della città dei giovani e della città dei residenti, dove si incontrano gli studenti universitari ma anche dove giocano i bambini e dove ci sono panchine in cui sedersi perché “una giornata in campo Santa Margherita vale quanto un intero corso di pianificazione urbana, perché serve a capire che cosa sia una città e quale sia la sua essenza, e cioè il sistema di relazioni fra gli abitanti in uno spazio”. (F. Erbani, Non è triste Venezia).

E poi c’è l’autore, Francesco Erbani, giornalista di La Repubblica, che ha accolto il nostro invito e si è reso disponibile alla passeggiata, al dialogo, al confronto.

Ora, se in tutto questo polizia e carabinieri ci hanno visto qualcosa di pericoloso e sovversivo, restiamo attoniti e sbigottiti. Forse avremmo dovuto mettere un ombrellino da guida turistica per passare inosservati. Organizzare un tour a pagamento per “la Venezia che non è triste”, magari in canoa, per non destare tutte queste attenzioni.

Che però i libri possano tornare ad essere considerati strumenti per cambiare le cose, e, in questo senso essere rivoluzionari, ci piace. Ma allo stesso tempo che la letteratura possa destare sospetto, che un incontro informale con l’autore possa dare adito a preoccupazioni securitarie, che la comunità della Vida o una libreria richiamino forme di controllo, questo invece un po’ ci intimorisce.

Grazie comunque a tutti quelli che hanno partecipato, fatto domande, chiacchierato in questa pericolosissima “passeggiata con l’autore”.

L’immagine di copertina è dell’illustratore Riccardo Guasco

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