Venezia è soprattutto i suoi abitanti!

 

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Le privatizzazioni di fatto impoveriscono la città e i suoi abitanti.

Questa prima mappatura, per localizzare aree pubbliche e immobili cedute ai privati, evidenza la dimensione di un fenomeno che non è, certamente, solo veneziano, ma sicuramente in città, di grande portata. L’iniziativa “Venezia è anche…” è dovuta a una domanda precisa: quali sono gli effetti di questa sistematica dismissione di pezzi di città? E a una certezza: le privatizzazioni vanno in una unica direzione, quella della trasformazione dei luoghi, e delle funzioni pubbliche che quei luoghi garantivano, in attività ricettive.

Il patrimonio pubblico, sia esso comunale, della città metropolitana, regionale, demaniale viene:

  1. dismesso grazie a una serie di dispostivi normativi (tra cui la Legge 112/2008 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica” che dà agli Enti locali facoltà di redigere un elenco degli immobili pubblici da immettere sul mercato…);
  2. venduto anche grazie alle nuove regole che facilitano, ad esempio, per la Regione Veneto, le modalità di dismissione stessa dei beni (dal 2017, infatti La Regione Veneto introduce una serie di modifiche alle regole relative al Piano di alienazione-valorizzazione del patrimonio immobiliare tra cui, ad esempio la facoltà, in caso di aste deserte, di ricorrere «a procedure di trattativa diretta al miglior prezzo di pronto realizzo, non inferiore al 25% del valore attribuito all’immobile con perizia di stima»);
  3. “messo a valore” grazie al cambio di destinazione d’uso che facilmente trasforma gli immobili in alberghi e resort. E’ così per la casa di riposo di Ca’ di Dio, per la sede delle politiche sociali del Comune di Venezia a Santa Maria Formosa. E sarà così, temiamo, anche per gli uffici dell’ex Provveditorato in Riva de Biasio;
  4. privatizzato anche grazie a una strumentalizzazione propagandistica per cui ci viene raccontato che la vendita del patrimonio è “funzionale al ripiano  del debito pubblico”. Abbiamo l‘impressione però che questo debito non si ripiani mai. E che alla fine ci troveremo sempre “indebitati” abitando una città trasformata in enorme albergo a cinque stelle;
  5. venduto attraverso alcuni strumenti quali Cassa Depositi e Prestiti, Italia Real Estate, Immobiliare Venezia, con i loro fondi d’investimento immobiliare e di società di consulenza e intermediazione immobiliare  per testare e attrarre investitori privati;
  6. abbandonato, in un’ottica, temiamo, di “chiusura a orologeria” che ne determina il logorio per favorirne e giustificarne una futura dismissione.

Le amministrazioni pubbliche cedono pezzi di patrimonio pubblico – che appartiene alla collettività – a interessi particolari, facilitano, cioè, l’estrazione di profitto privato da aree immobili che dovrebbero essere utilizzate e finalizzate dalla e per la collettività.

In oltre un anno di VIDA, abitanti, associazioni e comitati, hanno rimesso al centro dell’azione e della riflessione sociale, culturale e politica la città e i suoi spazi, dotandosi di strumenti di lotta quali ad esempio il piano regolatore comunale che, lo ribadiamo, esplicita, che per il Teatro Anatomico non sia previsto alcun uso di tipo commerciale.

Non lo abbiamo fatto da soli. Ma in una fitta rete di relazioni con molte parti attive (comitati, associazioni, abitanti…) della città.

Da una parte la città, gli abitanti, gli spazi pubblici e le funzioni e i servizi propri della città vera, dall’altra i cambi d’uso, le privatizzazioni, le vendite e gli hotel.

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