Quel ristorante non si può fare!

A  due mesi dalla chiusura dell’Antico Teatro Anatomico, le attività, gli incontri e le relazioni sono rifiorite in campo, in quella che ora è definita la Vida [Accanto]. Un gazebo che raccoglie i materiali un tempo all’interno dello spazio e che rappresenta una forma di presidio per ribadire che l’immobile non può diventare un ristorante.

Questo non solo perché non è necessaria l’ennesima attività commerciale, ma perché il Piano Regolatore parla chiaro l’immobile ha come definizione la dicitura  SU (Unità edilizia speciale pre ottocentesca a struttura unitaria). A Venezia, solo pochi edifici hanno questa dicitura: le chiese, le scuole grandi e piccole, come ad esempio la Scuola di San Rocco o quella dei Calegheri, la “casa del boia” di Santa Margherita: insomma, edifici con funzioni specialistiche ed usi pubblici.

Per questa tipologia, gli usi compatibili sono: Musei; sedi espositive; biblioteche; archivi; attrezzature associative; teatri; sale di ritrovo; attrezzature religioseProprio l’uso che ne era stato fatto nel periodo di riapertura. Una classificazione di questo tipo non prevede che l’edificio venga utilizzato né come ristorante, né con altra destinazione commerciale.

Se, per trasformare il Teatro Anatomico in un ristorante, si volesse al limite procedere ad una variante al Piano Regolatore, con tutto l’iter che questo implica e comporta, questa dovrebbe riguardare l’intera tipologia di tipo SU.

La classificazione catastale (di tipo commerciale) che spesso viene evocata non ha alcun valore legittimante, nel caso, rappresenta una irregolarità rispetto alla destinazione d’uso riconosciuta dal Piano Regolatore e che semmai la Regione avrebbe dovuto allineare. Non viceversa.

A tal proposito è stata inviata in data 4-04-18 un istanza che sottolinea questo aspetto e che invita gli uffici comunali competenti a considerare la comunità parte attiva del procedimento.

Se la fase di riapertura dello spazio è finita il lavoro iniziato con il Convegno del 14 e 15 aprile scorso sull’uso civico dei beni, promosso assieme all’associazione Poveglia e che presto porterà a nuovi sviluppi. E si apre un laboratorio di riflessione e azione giuridica e urbanistica.

Continuiamo a ribadire che la Vida deve restare pubblico e che dove essere affidata ad una gestione collettiva.

PRG città antica_La vida_CARTO (2)

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