Carta sul patrimonio pubblico e collettivo

Carta sul patrimonio pubblico e collettivo

Una città a rischio

Che la nostra città storica sia a rischio non è certo una novità, della decadenza di Venezia si è fatto perfino mercato. Ma qualcosa negli ultimi anni sta segnando un’accelerazione senza precedenti. Interi tratti di città mutano in pochi mesi il loro volto, il rumore delle trolley sostituisce d’improvviso lo schiamazzo dei bambini, i tavolini arredati a bar si fanno spazio in luoghi prima impensabili. Lo sguardo di chi conosce la città e la attraversa dopo brevi assenze, non smette di sorprendersi dell’omologazione che sta subendo questo tessuto urbano e commerciale. La varietà che distingue una città da un centro commerciale inizia qui a sfumare, quasi scompare. La città delle ventiquattrore da bed and breakfast, quella delle quattro ore da Grande Nave, ed infine quella delle due ore da spritz, sono chiaramente visibili in una nuova mappa urbana, non più divisa in sestieri. Lo sfilacciarsi dei legami sociali che ne consegue lancia il destro all’idea che si tratti d’un tutti contro tutti. Con la scusa del destino, cediamo alla forza e alle tentazioni rentieristiche dell’industria turistica che avanza e si impone.

 

Il ruolo delle amministrazioni

Le pubbliche amministrazioni, le burocrazie, mostrano una evidente e totale inadeguatezza. Nessun freno normativo è posto a questo appiattimento. Si accusa lo spirito bottegaio dei veneziani per nascondere una evidente inadeguatezza degli apparati. Laddove persistono frammenti di città, proprietà pubbliche o di pubblica fruizione, ecco avanzare processi di abbandono e pronta liquidazione turistica. Finanche le sedi istituzionali vengono svendute e diventano alberghi, in un processo travolgente, assecondato.

 

Una città dalle grandi risorse

È nel tessuto associativo, nelle comunità, nei luoghi recuperati, quasi negli anfratti invisibili dei nostri campielli, che sopravvive il senso di città. Guardando oggi Venezia in trasparenza, è in questa trama la sua autentica anima resistente, voce di narrazioni e di antichi saperi. È un’anima tipicamente sociale e al contempo politica, perché si occupa da vicino della propria polis, delle forme della città, spesso inconsapevolmente, per buon senso. Dalla più piccola società benefica di quartiere alle società remiere, dalle associazioni in difesa dei beni collettivi a quelle naturalistiche, una ricchezza vive sotto quella che tutti chiamano cenere. Sta maturando oltre la resistenza, un animo capace di costruire, di cambiare questa direzione di marcia.

 

Questa città

Per sua forma stessa è luogo di incontro, chiunque vi risieda ne esce positivamente contaminato. I tanti che la scelgono per viverci ne sopportano i costi perchè ne traggono qualità di vita. E’ questo il suo segreto. Gli spazi di riunione, le sedi, i nuovi luoghi di aggregazione, i parchi pubblici e le aree verdi, sono l’ossigeno di questa comunità.

Dichiarazione

Oggi ci sentiamo di dichiarare che:

– Chiunque venda questi luoghi pubblici o li conceda ad usi privatistici, a qualsiasi titolo, con qualsiasi destinazione che ne riduca di fatto la fruizione agli abitanti di Venezia, commette un crimine contro questa città e vedrà questo tessuto vitale e compatto nella mobilitazione.


– Chiunque sterilizzi, per mezzo di ruoli amministrativi, il ricco tessuto civico della città, per ignavia o per inerzia, con dolo o colpa, viola il suo mandato e abusa delle sue funzioni.

 

– Le comunità che riscoprono la loro città e ne ambiscono alla tutela e gestione partecipata hanno senza dubbio più credibilità di chi opera dall’alto in direzione evidentemente opposta. Esse hanno pertanto la nostra massima solidarietà.
LE REALTÀ CITTADINE

25 Aprile, Collettivo Ca’ Bembo Liberata, Comitato Ambientalista Altro Lido, “Comitato” Gasometri, Comitato S.Anna, Generazione 90, Italia Nostra, Poveglia per Tutti, Venessia.com, Venezia Cambia, Teatro Anatomico – Vida